L’eminenza grigia del cloud: Tony Blair al soldo di Oracle

C’è un ufficio a Londra che oggi conta più dipendenti di quanti ne avesse Downing Street ai tempi del New Labour. È il Tony Blair Institute for Global Change (TBI). Ma se sulla carta è una non-profit dedicata al "buon governo", i documenti finanziari e le testimonianze degli insider rivelano una realtà diversa: mentre Tony Blair sussurra alle orecchie di Keir Starmer e dei leader africani, il suo Istituto è diventato il braccio commerciale di Larry Ellison. TBI è una macchina da 140 milioni di dollari l'anno che agisce come il più sofisticato ufficio vendite di Oracle, il colosso tech del miliardario statunitense sostenitore di ferro di Trump. Sarà un caso che proprio Tony Blair è una delle persone da Trump per far parte del Board of Peace?

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Centrali a specchi e turbine volanti: la Cina è leader incontrastata delle rinnovabili

Nel panorama globale delle energie rinnovabili, la Cina ha assunto un ruolo di indiscutibile leadership, non solo per la sua vasta capacità di produzione e consumo, ma soprattutto per un'instancabile spinta verso l'innovazione tecnologica. L'investimento strategico in ricerca e sviluppo sta portando a risultati rivoluzionari, con progetti che non si limitano a eguagliare gli standard internazionali, ma li superano, stabilendo nuovi primati mondiali. Dalla gestione del calore solare alle sfide estreme dell'eolico offshore, fino a concept avveniristici come le turbine "volanti", la Cina sta ridefinendo il futuro energetico del pianeta. D’altronde i dati parlano chiaro: la Cina investe in energie rinnovabili più di tutto il resto del mondo messo assieme.

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Donald Trump non è il Presidente della pace che molti credono

Donald Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca e sta già mettendo tutti gli ingredienti del conflitto nella ricetta della sua nuova presidenza, tra minacce di sanzione, dazi e annessioni territoriali. Chi pensava che Trump fosse il Presidente della pace si sbagliava di grosso. Trump, come qualunque altro presidente degli Stati Uniti, di qualsiasi partito sia, è il capo di un impero e come tale si deve co portare. Specie adesso che gli USA sono in declino, la cui egemonia è messa in pericolo dall’emergere e l’affermarsi di nuove potenze globali, Cina su tutti. Dopo la minaccia di imporre dazi al Canada e al Messico, nell’ultima settimana Trump ha suggerito al Canada di diventare il 51° Stato degli USA; poi ha rivendicato la proprietà statunitense del Canale di Panama e dichiarato che la Groenlandia dovrebbe essere parte degli Stati Uniti. Recentemente ha chiesto ai Paesi della NATO di arrivare a spendere il 5% del proprio PIL per rafforzare l’alleanza, mentre prima l’asticella da lui posta era il 2%. Queste sparate di Donald Trump arrivano dopo aver annunciato di voler imporre dazi alla Cina così come alle merci europee, i di voler imporre sanzioni a tutti coloro che non si abbasseranno al volere statunitense, in continuità con quanto avvenuto negli ultimi vent’anni di strumenti sanzionatori utilizzati come armi economiche contro i Paesi restii alle strategie e gli interessi di Washington

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